Voglio dedicare questo post a coloro che si auspicano che il loro partito raggiunga il 51% dei consensi. È un partito nuovo, appena formato, di cui oggi si chiude il primo congresso e il cui leader va declamando l’inutilità del ferraginoso parlamento e considera la Costituzione una roba antica da riformare. Le parole sono ancora una volta di Indro Montanelli.

Difetti, Mussolini ne ebbe moltissimi, ed errori ne commise a iosa: gli uni e gli altri sono scritti nei fatti, su cui non resta più nulla o quasi nulla da scoprire. L’unico interrogativo cui la Storia deve  ancora rispondere – e forse non vi risponderà mai in maniera convincente – è fino a che punto i difetti del fascismo furono di Mussolini, e fino a che punto furono degl’italiani.

Che al sopruso e alla dittatura Mussolini avesse una vocazione temperamentale e caratteriologica, è indubbio e dimostrato. Ma quanto vi sia stato anche trascinato dagli echi osannanti che gli rimandava la piazza quando si affacciava al balcone, è difficile da valutare. Una volta Churchill, parlando di lui con la buona intenzione di giustificarlo (e di giustificarsi per averlo un tempo ammirato), mi disse: “Come si fa a non diventare padroni di un popolo di servi?“. Era dura da inghiottire, ma difficilmente contestabile. Me lo ricordo benissimo: noi italiani (sì, c’ero anch’io) ridevamo del Duce, ma facemmo tutto il possibile perché lo diventasse sempre di più.

(29 luglio 1983) – La stecca nel coro