Quando ero giovane mia madre dovette affrontare il fatto che ero diventato ateo. O meglio, che glielo avevo semplicemente detto. Non si arrabbiò né si scandalizzò, ma reagì stupendosi di come potessi vivere “senza speranza” o “senza fede”.
Ieri a Bologna una donna ha trucidato a coltellate i suoi due figli piccolissimi, per poi uccidersi lanciandosi dal terrazzo. Nella lettera di addio c’è scritto “li porto con me“.
Ora io mi chiedo: se questa storia dell’altrove, dell’aldilà, della speranza e quant’altro fosse relegato da sempre ai film di fantascienza e non a qualcosa di serio che cercano di inculcarti, quei bambini sarebbero ancora vivi? Secondo me sì.
Ieri pomeriggio ho accompagnato Antonella a Quarrata (PT) dove si è tenuto un festival nell’ottica della divulgazione delle licenze Creative Commons. Nel pomeriggio, nel corso di un seminario/tavola rotonda lei avrebbe parlato della sua esperienza di scrittice che usa le CC, mentre gli altri invitati avrebbero parlato di esperienze nel campo musicale, cinematografico e scolastico.
Introdotto dal bravo Lorenzo Benussi di Creative Commons italia, il seminario è stato molto interessante, proprio perché di piglio molto pratico. La partecipazione, da un punto di vista numerico, non è neanche stata malaccio contando la presenza di una trentina di persone molto interessate.
Aldilà del resoconto del seminario, quello che volevo fare era riportare una delle esperienze raccontate che mi ha colpito molto. Raffaella Traniello è una ragazza che insegna part time in una scuola elementare. Qualche anno fa ha pensato di mettere insieme un po’ di elementi per creare qualcosa di bello ed importante: l’insegnamento, la sua esperienza nel video making, il software libero e le Creative Commons.
In provincia di Padova, dove lei insegna, è nato dunque un esperimento didattico dove lei dirige un gruppo di scalmanati ragazzini (ha parlato di 100 bambini!), nella realizzazione di cortometraggi in stop motion. Durante il seminario ce ne ha fatti vedere un paio, compreso il making of di uno di essi, e io sono rimasto veramente stupito (e felicemente sorpreso) sia del risultato raggiunto sia dalle potenzialità esplosive di un approccio del genere all’insegnamento.
I progetti durano, ovviamente, un sacco di tempo durante il quale i bambini imparano
a lavorare insieme, con ruoli e responabilità specifici
a valorizzare, ognuno, le proprie capacità
basi di musica e di matematica
a capire come funziona un video (invece che fruirne passivamente)
a creare oggetti (per uno dei corti hanno dovuto creare un sacco di pesciolini di pongo)
a rispettare il lavoro degli altri (materiale e software solo open source e Raffaella ha spiegato bene – e i bambini hanno capito – l’importanza delle licenze CC)
a condividere il proprio lavoro e la propria creatività
Fantastico.
Voglio anche riportare un aneddoto simpatico. Lavorando in questo modo la classe di Raffaella è entrata in contatto, nel tempo, con altre realtà simili aldifuori dell’italia. Tramite uno di questi contatti, hanno ricevuto un DVD di un maestro russo di stop motion. Il DVD è piaciuto tantissimo, e uno dei bambini ne ha chiesta una copia. Raffaella avrebbe potuto farla in 5 minuti, la copia, ma così avrebbe contravvenuto a tutti i precetti fino ad allora insegnati, e ha rifiutato. Il bambino allora ha splendidamente chiesto “Perché non chiediamo all’autore se possiamo copiarlo?”. Raffaella, “vittima” del suo successo, ha allora dovuto contattare il Maestro per chiedere il permesso. Ma anche lui, rispondendo stupito alla richiesta, ha detto di aver le mani legate dalla casa editrice del DVD [nota: la risposta del maestro era in russo, ed è stata tradotta da un bambino della classe]. “Perchè non chiediamo il permesso alla casa editrice?” è stata la risposta, scontata, dei bambini. Sebbene il DVD fosse stato serigrafato in russo, una email faceva capolino sulla copertina… tramite questa, è stata alla fine contattata la casa editrice. Niente da fare, però. Niente COPIE. La casa editrice si è però offerta di mandare 65 originali gratuite alla scuola. Per problemi di frontiera, però, non è stato possibile spedire questi benedetti DVD. A questo punto è stata contattato il consolato russo in modo che, tramite i loro canali interni, hanno fatto in modo di farsi recapitare i DVD…
Tutti questi passi, ovviamente, sono stati dettagliati e spiegati ai bambini, che hanno imparato tantissime cose da un evento così microscopico (la copia di un DVD). Una bella differenza con il professore di informatica che ti passava sottobanco la copia di Visual Basic, no?
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